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    Errori, blackout, gli acuti dei big: ecco cos’è andato storto nel Milan europeo

    La prossima volta sarà diverso. Dove per diverso si intende migliore. Il Milan dà l’arrivederci alla Champions con questa profonda convinzione, che si basa su dati oggettivi. Perché la prossima volta questi ragazzi avranno qualche mese in più, perché non ci sarà un plotone di “deb” in campo tutti insieme, perché si spera che prima o poi a Milanello ci saranno più giocatori in campo che in infermeria, e infine perché l’auspicio è che il Diavolo incroci arbitri, diciamo così, più fortunati nel dirigerlo.

    DEMERITI

    Si poteva scrivere una storia diversa, ma così non è stato. Ora l’imperativo è riuscirci nel momento in cui il Milan tornerà a esibirsi nella coppa più bella. In un girone dall’altissimo coefficiente di difficoltà il Milan non ha sfigurato. Se così fosse stato, non sarebbe riuscito a tenere vive le speranze fino agli ultimi novanta minuti. Sarà un’esperienza importante per i ragazzi rossoneri, così come sarà importante anche un’analisi lucida di ciò che inchiodato il Milan all’ultimo posto. Due fattori – infortuni e arbitraggi – li abbiamo già detti ma sarebbe fuorviante limitarsi a questo. Il Milan saluta l’Europa anche per demeriti e lacune proprie. La partita di stasera è stata particolarmente emblematica e Pioli nel dopogara offre un’analisi schietta come sempre e molto lucida: “Chiudiamo con la consapevolezza che il livello in Europa è molto alto. Purtroppo non siamo riusciti a dare ritmo e tecnicamente non è stata la nostra partita migliore. In troppe occasioni abbiamo giocato palla dietro e non davanti”.

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